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 ASPETTI PSICOLOGICI DELLE DONNE CON VULVODINIA Riduci

Puliatti M.[1]
Presidente Associazione Italiana Vulvodinia
 
Abstract
This paper describes the most frequent psychological features of these women. The most striking feature is the high percentage of abused women who, consequent to triggering factors such as a relationship conflict, an abortion eliciting guilt feelings, fear of pregnancy, of intimacy or critical incidents, develop these painful symptoms. Emotional stressors are known to elicit pain or reactivate previously experienced painful symptoms even without physical ailments. There is a direct relation between the frequency of emotional reactions affecting a specific body structure and the likelihood of psychosomatic disorders. A client suffering from vulnerability of a specific organ or body system may, in fact, develop the corresponding disorder when life events mobilize the early established central conflict and destroy the primary defense mechanisms constituted to protect it. The genitals become, for these women the “preferential organ”. For many women, abuse could be considered a predisposing factor and should always be investigated at the diagnostic stage . Pain is also explained as a symptom, as well as its somatic relation with trauma and the psycho-physiological mechanisms eliciting these painful symptoms.
 
Key words: vulvodynia, sexual abuse, sexual conflict, body image
 
 
Introduzione
 
Nella sessualità più che altrove, si trovano intimamente correlati fattori psicologici e fisici, le pelvi e i genitali sono infatti “simbolicamente” il contenitore della femminilità.
“La vagina è la sede delle angoscie più profonde, essa viene percepita come un organo maligno e distruttivo, che deve pertanto essere tenuto nascosto”(Horney K. 1993) Conflitti e paura verso il sesso e la sessualità, dovuti spesso anche a pregresse esperienze di abuso, problemi relazionali, si esplicitano attraverso il linguaggio del corpo, attraverso un dolore vulvare che impedisce o limita l’accesso dell’altro al proprio interno(Puliatti M. 2004a).
Fra i disturbi più frequenti dell’appararto genitale femminile un posto importante negli ultimi anni è occupato dalla vulvodinia disestetica, le cui origini psicosomatiche anche se oggetto di dibattito in campo medico, sono ormai riconosciute. I sintomi sono dolore e/o bruciore in sede vestibolare e che si può irradiare anche al resto delle pelvi; dispareunia e lieve eritema vestibolare(Lamont J 2001; Puliatti 2005a)
 
 
Caratteristiche psicologiche delle pazienti
 
 
La vulvodinia è un sintomo da dolore che può essere presente sia durante il rapporto sessuale, sia in assenza di esso. Ma perché proprio il dolore come scelta sintomatologica?
Il dolore è una “specializzazione del femminile”questo perché la maturazione della donna avviene attraverso una serie di tappe biologiche raggiunte attraverso il dolore. Le donne parlano un linguaggio corporeo, perché hanno una corporeità fisiologicamente comunicante. Avendo un legame più stretto con la propria fisictà, possono manifestare più facilmente attraverso i sintomi somatici, quello che meno agevolmente riescono a tradurre in parole. Il sintomo “dolore” è un grido del corpo, un grido che parla di rabbia, di colpa, di autopunizione. Non è un caso che i sintomi da dolore più frequenti nelle donne con storie pregresse di traumi siano in ambito ginecologico-sessuologico(Puliatti 2005b)
Nelle donne con vulvodinia sembra esistere una relazione temporale tra esordio della sintomatologia ed eventi stressanti, ad esempio un conflitto o un imminente cambiamento (ad esempio la decisione di avere un figlio, di sposarsi, un aborto che attiva sensi di colpa etc) sono spesso antecedenti al sintomo. I nuclei conflittuali riguardano prevalentemente la componente relazionale, ed in particolare:
 
*        61% ha problemi con il partner precedenti al sintomo,
*        11% problemi relativi alla paura di una gravidanza,
*        8% conflitti verso la sfera della sessualità in generale e problemi verso la propria identità sessuale;
*        8% problemi con la famiglia d’origine (affermazione della propria femminilità).
Spesso tali conflitti non sono così distinti gli uni dagli altri ma sono più aspetti di un unico conflitto (Puliatti M. 2002a).
L’esordio della sintomatologia può manifestarsi in vari modi:
 
*        in alcune donne il sintomo compare “apparentemente”all’improvviso: il più delle volte i genitali sono l’organo preferenziale per queste pazienti, che in passato possono avere aver sofferto di amenorrea psicogena, disturbi alimentari, abusi sessuali, disfunzioni sessuali e che quindi avendo di base una problematica sessuale latente attivano in un particolare momento di vulnerabilità psicologica tale canale.
*        In altre donne il sintomo compare dopo una presunta infezione (la denominazione di “presunta”, nasce dall’evidenza che solo il 7% delle pazienti ha avuto una diagnosi certa di candida, le altre sono state ipotesi diagnostiche di ginecologici che non conoscendo le caratteristiche del dolore vulvare le hanno curate ripetutamente per “presunte vaginiti”)sembra giocare un ruolo importante l’inabilità di far fronte ad un problema anche di tipo biologico, quali appunto le infezioni, in conseguenza di un peculiare profilo psicologico. Un’infezione (presunta o non) dei genitali, come una candida, un ureoplasma, mette in agitazione la donna, con preoccupazioni fobiche sulla sua gravità, e sulla “non guaribilità”, che erige barriere psicologico-corporee come difesa, innalzando quindi il tono muscolare e protraendo una qualsiasi sensazione dolorifica. Sappiamo infatti che l’innalzamento del tono muscolare non è altro che il risultato di una reazione d’allarme dell’organismo, protratta nel tempo. Da qui tutti i meccanismi circolari di ansia-dolore-ansia.
La focalizzazione dell’attenzione sull’infezione con meccanismi ansiogeni “eccessivi” rispetto al tipo di sintomo, anche ad un esordio recente, con conseguente irrigidimento muscolare e mantenimento dello stesso, ci possono far presupporre di avere di fronte una paziente con tendenza alla somatizzazione (Puliatti M. 2004a; Puliatti M. 2004b).
Le caratteristiche psicologiche più frequenti in queste donne sono le seguenti:
·                     il 63% ha problemi legati all’immagine corporea (Jantos 1997; Puliatti 2002a)
·                     il 72% ha disordini di somatizzazione (Scover 1992)
·                     il 38% soffre di un disturo algico associato con fattori psicologici
·                     il 19% soffre di disturbi del comportamento alimentare(bulimia, vomiting)
·                     il 7,6 % soffre di disturbi somatoformi
·                     Il 26% soffre di disturbi bordeline
·                     Il 69% reprime la rabbia che si esprime in sintomi;
·                     Il 30 % soffre di disturbi depressivi, in cui il sintomo depressivo è un equivalente somatico della depressione;
·                     Il 26% ha reazioni depressive, ovvero in cui il sintomo depressivo può essere secondario alla sintomatologia e/o al conflitto emotivo espresso sotto forma di sintomo doloroso
·                     Il 55% soffre di disturbi del controllo degli impulsi e relativi sensi di colpa(Puliatti 2004a).
Nel corso degli ultimi anni, nelle donne che si sono presentate in consulenza presso Il Servizio di Patologia Vulvare l’AIED si evidenzia sempre di più un legame tra esperienze traumatiche e vulvodinia. In uno studio condotto presso l’AIED dal dicembre 2000 al maggio 2002 le donne che presentavano una storia di abuso erano circa 12%. Dal giugno 2002 al giugno 2005 le donne con una storia di abuso sono diventate il 56%. Dagli anni ottanta un gran numero di ricerche ha sottolineato l’associazione tra una precedente storia di abuso sessuale, fisico ed emozionale in età infantile e varie patologie croniche caratterizzate da dolore cronico(Puliatti 2005b;2006).
 
 
 
Trauma e dolore
Ma perché il dolore occupa un posto così importante nel trauma?
Un evento traumatico è una “qualsiasi situazione che provoca un opprimente senso di di vulnerabilità o di perdita di controllo” è una situazione che porta la persona a provare reazioni emotive particolarmente forti, tale da interferire con le normali capacità di funzionare sia al momento che in seguito(Mitchell 1996). L’abuso di per sé è già un evento traumatico le cui reazioni psicologiche per lo più sono: senso di colpa, rabbia, perdita dell’autostima, autopunizione, distorsione dell’immagine corporea, sintomi psicosomatici. La reazione e l’elaborazione dell’evento dipendono da molti fattori, tra cui l’età, il contesto di vita e il senso di individuale delle proprie capapcità. Sappiamo che il trauma è “un’esperienza che nei limiti di un breve lasso di tempo apporta alla vita psichica un incremento di stimoli talmente forti che la sua elaborazione nel modo usaule non riesce. Fra le componenti del trauma abbiamo iperattivazione, contrazione e irrigidimento che in acuto sono una reazione psicofisiologica di attivazione normale ad un evento angoscioso. La contrazione e l’irrigidimento se si protraggono nel tempo portano allo sviluppo di somatizzazioni dolorose poiché si sviluppa un ipertonia. Queste tre cartteristiche insieme costituiscono l’angoscia traumatica, e sono tutte risposte normali alla minaccia, non sempre finiscono per diventare sintomi. Quando questo avviene è perché il soggetto vive in un costante senso di pericolo di minaccia (tipico delle vittime di abuso)(Levine 2002).
 “ le vittime di trauma hanno perso la loro capacità di reazione perché le loro risposte agli stress sono state portate al di là dei normali livelli omeostatici da un processo reattivo compensatorio post-traumatico. Possiamo anticipare che piccoli cambiamenti nello stress possono portare a risposte sproporzionate ”(Mitchell 1996).
A livello psicofisologico possono avvenire i seguenti processi:
-         Un evento critico stressantee/o traumatico scatena una reazione di allarme dell’organismo con aumento della tensione muscolare, se a questo livello avviene un’adeguata valutazione cognitviva dell’evento( in base alle proprie capapcità di coping), la reazione d’allarme rientra, diminuisce la tensione e la persona rientra in un quadro di normalità.
-         Un evento critico, si inserisce in un quadro di vulnerabilità pregresso della persona, si scatena una reazione d’allarme con conseguente aumento della tensione muscolare, avviene una distorsione cognitiva dell’evento, l’allarme si protrae, aumentando la tensione muscolare e creando un’ipertonia (che fa soffrire le vie nervose, interferisce con la lubrificazione , crea alterazioni nel trigono vescicale) che provoca dolore fisico, che genera a sua volta ansia, che aumenta la tensione muscolare mantenendo il dolore(Puliatti 2006).
Le somatizzazioni dolorose passano attraverso una distonia muscolare psicogena, ossia attraverso una fase di contrattura di determinati gruppi muscolari, che a lungo andare provoca alterazioni strutturali delle parti corrispondenti, che nel caso delle donne abusate in età infantile o da adulte coinvolgono principalmente l’area della sessualità (Puliatti 2004a).
 
Bibliografia
 
Ø       Horney K.(1993): Psicologia femminile Armando Editore Roma
Ø       Jantos M.(1997): “The vestibulitis syndrome. Medical and psychosexual assesment of a cohort of patients” Journal of reproductive medicine Vol. 42, n.3 marzo 1997, pp 145-151
Ø       Lamont J. Randazzo J. Farad M. Wilkins A. Daya D. 2001: “Psychosexual and social profiles of women with vulvodynia” Journal of Sex & Marital Therapy, 27:551-555
Ø       Levine P.(2002) : Traumi e shock emotivi Macro edizioni Diegaro di Cesena
Ø       Mitchell J.T.(1996): Critical incident management: a new era and standard of care in crisis intervention Chevron Publishing Corporation Ellicot City MD
Ø       Puliatti M. Dionisi B. Senatori R. Lippa P. Inghirami P.Anglana F.(2002a): “Consulenza psicologica e trattamento psicoterapeutico ad orientamento corporeo nelle donne con vulvodinia” Medicina psicosomatica 47:45-53,
Ø       Puliatti M. (2002b): “La sessualità nel sintomo vulvare cronico” In Petruccelli F. Simonelli C. : Libertà e sessualità. Interventi e programmi per la prevenzione dell’abuso sessuale infantile. Quale psicologia, 2002,20 pp.222-229
Ø       Puliatti M..(2004a) :L’approccio psicologico in patologia vulvare CIC Roma
Ø       Puliatti M.(2004b) : Psicosomatica del dolore vulvare cronico In Link Rivista Scientifica di Psicologia, 05 giugno 2004 pp27-37
Ø       Puliatti M (2005a): Dolore genitale femminile: la vulvodinia
Ø       in: http//www.ecomind.it/pagine/vulvodinia/index.html
Ø       Puliatti M. (2005b):L’approccio psicologico: esperienza AIED. Relazione presentata al Corso su “Disagio e malessere nelle sindromi dolorose dell’area vulvare e del pavimento pelvico” 26 novembre 2005 Residenza Ripetta Roma
Ø       Puliatti M. (2006): “L’abuso sessuale nelle donne con vulvodinia: trattamento con l’EMDR” In: EMDR Italia newsletter italiana Anno VII gennaio 2006 n.11 pp.31-33
Scover L.(1992): Psychosexual aspects of the evaluation and management of vulvar vestibulite, American Journal Obstetrics Gyechology vol. 167, n.3 pp.630-636


[1] Psicologa-sessuologa-psicoterapeuta- email:mrp.puliatti@tiscali.it


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