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 ASPETTI PSICOLOGICI E MODELLI D’INTERVENTO NELLE DONNE VITTIME DELLA TRATTA © Riduci
 
Che cosa è la tratta
 
La tratta è il trasferimento di persone con la violenza, l’inganno o la forza, finalizzato al lavoro forzato, alla servitù o a pratiche assimilabili alla schiavitù. Costituisce schiavitù perché i “trafficanti” usano violenza, minacce e altre forme di coercizione per costringere le proprie vittime a lavorare contro il loro volere. Ciò comprende la limitazione della loro libertà di movimento, della scelta di dove e quando lavorare, e quanto e se le vittime debbano essere pagate.
Più di un milione di persone ogni anno sono vittime della tratta, il 50% è rappresentato da donne. Si tratta di ragazze molto giovani, al di sotto dei 25 anni, spesso tratte in inganno da amici, parenti o colleghi; strappate ai loro paesi d’origine con l’illusione di un futuro migliore nel paradiso dei paesi occidentali, con la promessa di un matrimonio, di un lavoro come colf, ballerina o modella. Ma quando arrivano nella terra promessa affrontano una situazione completamente diversa. Con minacce di violenza, di denuncia alla polizia e ritiro dei passaporti, i “protettori” si garantiscono l’obbedienza di queste ragazze. Sono costantemente controllate, affinché non possano chiedere aiuto.
Dal rapporto “Tratta degli esseri umani” voluto dalla Commissione Europea e presentato il 17 ottobre 2005 a Roma emerge che il traffico di esseri umani è la terza fonte di business per le organizzazioni criminali internazionali, secondo per importanza solo a quello internazionale di armi e droga. Un protettore può guadagnare da un minimo di 15.000-20.000 euro fino a 110.000 euro per ragazza all’anno.
Queste organizzazioni transnazionali hanno basi soprattutto in Romania, Bulgaria, Russia, Albania Ucraina, Moldavia, Nigeria; ma anche nei paesi occidentali di destinazione delle donne: Belgio, Grecia, Spagna, Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia. Nei primi, le mafie sfruttano le infrastrutture di reclutamento e di sicurezza necessarie per organizzare il trasporto illegale verso l’Occidente. Nei secondi invece, reti tradizionali di protezione controllano lo sfruttamento.
Il traffico di persone risulta un’attività appannaggio degli stranieri, al quale quindi non si dedicano i gruppi criminali italiani, se non in funzione di supporto; la maggior parte degli italiani coinvolti lo sono come singoli e non come appartenenti a gruppi criminali e soprattutto in funzione gregaria rispetto ai gruppi stranieri (ad esempio: albergatori, tassisti, gestori di club).
Il 70% delle vittime della tratta è utilizzato per lo sfruttamento sessuale. Negli ultimi anni questo fenomeno è dilagato nelle grandi città europee, dove, giorno dopo giorno, si ripetono scene simili: una macchina scarica per strada giovani straniere, vestite con abiti succinti e provocanti. Altre svolgono lo stesso lavoro in ambienti più selezionati e lussuosi, sotto forme più sottili, in discoteche, club, alberghi o case private. La loro missione: “soddisfare” il maggior numero di clienti nel tempo più breve possibile e trarre il maggior guadagno. Generalmente le vittime sono costrette a prostituirsi e a versare tutti i loro guadagni a coloro che le sfruttano. Tuttavia, questa pratica assume caratteri diversi a seconda delle origini delle vittime e dei trafficanti. I criminali originari dell’Europa Centro-Orientale obbligano le loro vittime a prostituirsi attraverso l’uso della forza o delle minacce. Le giovani donne sono costantemente controllate e quando non lavorano sono rinchiuse in casa. Solitamente le giovani donne africane, in particolare nigeriane, non subiscono un così stretto controllo dalle loro “madame” (protettrici donne). Prima di partire per l’Europa siglano un accordo con le “madame”. Riti voodoo accompagnano tale accordo. Le giovani donne temono le conseguenze negative di questi riti su di loro e sulle loro famiglie e rispettano l’accordo. Recentissimo è l’emergere nel nostro paese della tratta di donne cinesi. Ciò che contraddistingue la tratta cinese è che le vittime vengono fatte prostituire esclusivamente con i connazionali.
Altra forma di sfruttamento è l’impiego di queste donne in lavori le cui condizioni sono contrarie alla dignità umana. Lavorano anche 18 ore al giorno, senza riposo, né remunerazione come domestiche o in atelier di confezioni o in servizi di ristorazione. Attraverso il loro lavoro, devono rimborsare il debito contratto per effettuare il viaggio in Europa. Nessun contratto regola il rimborso e l’ammontare del debito e queste persone sono sistematicamente vittime di abusi.
Il trafficking colpisce anche il mondo più debole e indifeso, quello dell’infanzia. Si calcola che i minori, di età tra compresa tra gli 8 e i 18 anni (ma vi sono anche neonati) rappresentino il 30%. Un fenomeno in aumento soprattutto in Europa, dove la tratta di minori è raddoppiata negli ultimi 3 anni e l’Italia rappresenta sia un luogo di transito che di destinazione. Nel reclutamento delle giovani vittime non è raro il coinvolgimento di genitori, parenti e amici, ma talvolta si ricorre anche al rapimento. Il tutto viene gestito accuratamente da organizzazioni criminali molto ben strutturate ed efficienti. Nulla è lasciato al caso o alla improvvisazione: esistono ruoli precisi e divisioni di compiti: c’è un reclutatore che si occupa di individuare e adescare la vittima, la persona che si occupa di organizzare il viaggio e procurare i documenti necessari, il trasportatore e l’incaricato di ricevere e sfruttare il minore nel paese di destinazione. La vendita e il commercio di minori, rapiti o adescati per essere poi utilizzati prevalentemente nell’industria del sesso (prostituzione, pedo-pornografia), ma anche nell’accattonaggio, in attività illegali quali furti, nell’ambito delle adozioni illegali e del traffico di organi o in lavori irregolari, è un fenomeno ben più ampio di quanto emerga dalle statistiche. Il prezzo di un neonato può variare dai 5.000 ai 15.000 euro. Le vittime, soprattutto quelle che vengono coinvolte nel giro della prostituzione, possono anche essere vendute più volte.
La tratta costituisce una forma di violenza, di conseguenza rappresenta una violazione dei diritti umani delle vittime.
 
Aspetti Legali
La reazione giuridica al traffico globalizzato di esseri umani si è dimostrata limitata.
Anche se si offre una piena cooperazione in materia poliziesca dei diversi paesi su questo argomento, si può dire che gli organismi di polizia nazionali hanno finora scoperto soltanto la punta dell’iceberg. La diversità di visioni sulla prostituzione e lo sfruttamento sessuale nei diversi sistemi giuridici rende ancora più difficile la messa in atto comune. Di fatto in Europa convivono tre linee completamente opposte su come gestire la questione: alcuni paesi, come la Francia o il Regno Unito, sostengono l’abolizione della prostituzione come una strada per debellare lo sfruttamento sessuale, considerando sempre la donna come una vittima. Altri, come la Germania o i Paesi Bassi, hanno disciplinato l’esercizio della prostituzione con la volontà di eliminare le turpi reti del traffico di donne. Una terza opzione è la proibizione totale della prostituzione, con la persecuzione penale dei tre vertici del triangolo: protettore, cliente e donna costretta a prostituirsi.
Esempi in tal senso vengono dalla Croazia, candidata ad entrare nell’Unione Europea e dalla Romania che entrerà nel 2007.
Emerge la necessità di armonizzare le regole del diritto penale nei Paesi dell’Unione Europea, di creare di programmi di attuazione come il Programma Daphne II o la Direttiva 2004/81/CE del Consiglio dei Ministri, relativa al rilascio di un permesso di soggiorno a cittadini di terzi paesi che siano stati vittime del traffico di esseri umani che vogliano collaborare con le autorità competenti.
In Italia le vittime di tratta e di prostituzione forzata possono ottenere un permesso di soggiorno per “motivi di protezione sociale” in accordo con l’ art.18 del Testo Unico sull’immigrazione D.Lgs. n.286 del 25/07/’98. Seguendo il binario giudiziario, a seguito di denuncia querela, il permesso di soggiorno viene rilasciato su richiesta accompagnata da una relazione di una Associazione regolarmente iscritta all’Albo delle Associazioni per la Protezione degli Stranieri e mediante nulla osta del Magistrato. Un altro binario perseguibile, ma per il momento solo in alcune città italiane, è quello sociale che non necessita di denuncia querela: il permesso di soggiorno è rilasciato su richiesta accompagnata da una relazione di una Associazione regolarmente iscritta all’Albo delle Associazioni per la Protezione degli Stranieri su decisione del Questore. Questo tipo di permesso di soggiorno è valido per 6 mesi, rinnovabile per altri 6 mesi. Allo scadere dei 12 mesi un nuovo permesso di soggiorno è rilasciato solo se vi è un’altra motivazione (ad esempio: motivo di lavoro subordinato).
Per quanto riguarda il mondo dei minori, in Italia la tendenza è di non riconoscere lo status di vittime di tratta a minori stranieri non accompagnati che si trovano sul nostro territorio in situazioni di reale e grave sfruttamento. La legge prevede per loro il rilascio di un semplice permesso di soggiorno “per minore età”. Ciò significa che al compimento del 18° anno di età la persona è costretta ad abbandonare l’Italia. Se consideriamo che nel nostro paese i minori stranieri non accompagnati sono migliaia, possiamo dedurre che molti sono i minori ai quali viene negata la protezione a cui avrebbero diritto. Tuttavia, ultimamente anche per i minori non accompagnati è stato possibile in alcuni casi ottenere il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, e questo grazie alla collaborazione della Magistratura con le Associazioni che prendono in carica il minore non accompagnato.
Avendo come obiettivo prioritario quello della tutela dei diritti dei minori stranieri presenti nel nostro paese, in particolare del diritto ad essere protetti, riabilitati e reinseriti nella società, consapevole della gravità e complessità del fenomeno della tratta, Save the Children raccomanda di:
-          adottare politiche efficaci di protezione e reinserimento delle vittime di tratta. In particolare: individuare e “agganciare” le vittime nei luoghi dove avviene lo sfruttamento, cioè per strada (con attività di educativa di strada realizzate da mediatori culturali e peer educators) ma anche in locali e spazi al chiuso;
-          occuparsi non solo della tratta a scopo di sfruttamento sessuale ma anche di altre ed emergenti forme di sfruttamento, come l’accattonaggio e la micro-criminalità minorile, lo sfruttamento del lavoro minorile;
-          rendere più efficace l’intervento di contrasto da parte delle Forze dell’ordine e della Magistratura;
-          proporre alle vittime percorsi di integrazione credibili, offrendo l’opportunità di restare regolarmente in Italia e di svolgere attività lavorative dignitose;
-          adottare politiche di prevenzione nei paesi d’origine. In particolare: migliorare le condizioni di vita generali affinché i minori non siano costretti o spinti a partire; intensificare l’informazione e la sensibilizzazione fra i minori, nelle famiglie e nelle comunità locali;
-          adottare politiche per l’immigrazione a livello nazionale e europeo che siano coerenti e non solo repressive ma volte al riconoscimento dei diritti dei migranti, adulti e minori.
Sono dunque molte le possibilità per lottare contro la tratta e lo sfruttamento sessuale: potenziare la cooperazione tra i sistemi giuridici e di polizia degli stati occidentali e orientali, come fanno già Svezia ed Estonia, sviluppare campagne di informazione a livello continentale, in particolare nei paesi di origine delle ragazze e dei bambini e, a lungo termine, riuscire a distruggere la causa principale che facilita lo sfruttamento di donne e minori: la povertà. 
 
Aspetti psicologici
 
Le donne sottoposte a “tratta” non scelgono di fare le prostitute ma sono costrette a prostituirsi con continue violenze fisiche e psicologiche. Donne rapite dai loro paesi, donne che si innamorano di un uomo che si presenta a casa “facendo sul serio” conosce i genitori la famiglia, e che poi successivamente a volte anche non in tempi brevi, una volta conquistata la fiducia, si rivela uno sfruttatore e le trascina in un altro paese con minacce di ritorsioni, oppure si rivela una volta arrivati nel paese di destinazione, e spesso il benvenuto per queste donne è uno stupro collettivo organizzato proprio dal “sedicente” fidanzato.
Nel paese di arrivo, la gestione della persona trafficata per fini sessuali passa attraverso la creazione di una forte dipendenza coatta, garantita dall’esercizio della violenza eà del ricatto.
L’uso della violenza e di varie forme di tortura, come ad esempio sigarette spente addosso, essere costrette a stare in piedi su una gamba sola, con un braccio alzato, nude e sotto la pioggia per ore, ha molteplici scopi, che possono essere:
-         sanzione per uno scarso rendimento,
-         punizione per il mancato rispetto delle regole,
-         strumento di dissuasione nei confronti del rischio di fuga,
-         strumento di potere in cui l’autonomia della vittima è annullata.
Il ricatto può riguardare:
-         la minaccia di ritorsione contro i familiari in patria attraverso l’uso della violenza, in particolare se la vittima ha una sorella minore, le minacce riguardano il rapimento a fini di tratta di quest’ultima;
-         la minaccia del ricorso alla violenza, se le prestazioni saranno inferiori a quelle attese o se collaboreranno con le autorità giudiziarie;
-         la minaccia di fornire foto o video umilianti ai familiari.
Queste donne, spesso sono già psichicamente fragili, hanno una condizione sociale e contestuale propria del paese di origine difficile, vivono in condizioni prevalentemente misere e con un reddito per noi inimmaginabile, vengono “più facilmente” assoggettate fisicamente e psichicamente dalla criminalità organizzata.
Sappiamo che un singolo fenomeno di violenza può produrre danni emotivi permanenti, la violenza reiterata è chiaramente molto più dannosa sul paino psichico. Più volte una donna viene aggredita più grave è il disagio psichico che sperimenta. Le conseguenze psicologiche più frequenti sono: diminuzione dell’autostima, senso di vergogna, paura, abuso di sostanze, disordini alimentari, percezione costante del senso di pericolo, impotenza.
Le conseguenze fisiche e psicologiche della violenza subita possono essere così serie da portare ad un PTSD, disturbo post traumatico da stress. Tale disturbo rischia di essere più grave o più duraturo se l’evento stressante è di origine umana, come nel caso di torture o stupri.
In aggiunta alle conseguenze proprie della violenze, queste donne possono sperimentare anche il cosiddetto “shock culturale”, che è una delle fase del normale processo di adattamento alla cultura ospite e che si manifesta con tensione, senso di perdita, rifiuto confusione, ansia.
 
Interventi psicologici integrati con altre figure professionali
 
Gli interventi psicologici che riguardano le vittime della tratta devono tenere conto di alcuni fattori importanti, tra cui il fatto che queste donne sono per lo più immigrate clandestine, ed essere integrati con altre figure professionali.
L’intervento multidisciplinare deve riguardare:
-         lo stato di sicurezza della donna, quindi la figura di un legale che collabori con le figure giudiziarie,
-         lo stato di salute fisica: dalla visita ginecologia ai test per le malattie sessualmente trasmesse,
-         lo stato di salute psicologica: psicologo e psichiatra collaborano per le conseguenze psicologiche della violenza ed eventuale assunzione farmacologica laddove necessario:
-         reinserimento sociale: operatori e assistenti sociali collaborano per il resinserimento in progetti che promuovono la conoscenza e apprendimento di una competenza professionale ed inserimento lavorativo.
I centri antiviolenza dislocati nelle varie città italiane e in collaborazione con i comuni e la provincia attivano questa rete di servizi per fornire maggiore fruibilità alle donne.
Quando si lavora con queste donne si viene in contatto con culture diverse, il cui peso nella relazione deve essere tenuto in gran conto. Si è visto infatti, che ogni gruppo etnico ha particolari norme e convinzioni circa l’espressione del dolore, la descrizione dei sintomi, il modo di comunicare la sofferenza. L’obiettivo fondamentale è la creazione di una relazione efficace, un rapporto di fiducia che consenta di mettere in atto gli interventi necessari. Per fare questo bisogna tenere conto, la cultura, la lingua, la capacità di dialogo, il livello di informazione, l’accessibilità e fruibilità dei vari servizi.
Alla base di tutto nelle figure professionali che entrano in contatto con queste donne, deve esserci la capacità di comunicare in modo efficace, che vuol dire:
-         essere chiari
-         evitare terminologie complesse
-         controllare il linguaggio non verbale
-         verificare che il proprio messaggio sia stato compreso.
Gli interventi psicologici specifici che si possono attuare con queste donne sono:
-         counselling
-         interventi sulla crisi
-         psicoterapia
Il counselling si occupa di aumentare il senso di autoefficacia, autodeterminazione, fornendo un supporto psicosociale.
L’intervento di crisi è un insieme di tecniche finalizzate ad aiutare la persona a gestire la situazione critica e prevede:
-         identificare il problema e la situazione da gestire;
-         sviluppare strategie di problem solving
-         sollecitare la persona a mettere in pratica queste strategie.
La psicoterapia si occupa di trattare le conseguenze psicologiche della violenza, e i sintomi secondari, come ad esempio i disturbi alimentari. Spesso le donne presentano disordini alimentari transitori, causati dalla malnutrizione durante il periodo di prigionia e che le porta una volta uscite o a mantenere l’astinenza alimentare o più spesso alla compulsione, sono frequenti infatti le donne che presentano sintomi bulimici. Il trattamento del trauma occupa con queste donne un posto fondamentale, e normalmente man mano che la terapia procede si riducono anche i sintomi alimentari. Nella nostra esperienza il trattamento che risulta più efficace è EMDR, poiché non richiedendo necessariamente una verbalizzazione accurata degli eventi traumatici, le donne si sentono meno vulnerabili e sperimentano un senso di controllo maggiore e superano la vergogna.
Gli interventi che vengono fatti prima dell’applicazione dell’EMDR prevedono un approccio psicoeducazionale (come nella terapia cognitivo-comportamentale) come tecniche di rilassamento, sviluppo o incremento di abilità assertive.
Questi primi e fondamentali interventi permettono di creare una base più solida per poter affrontare :
  • storie di traumi
  • rapporto con alimentazione
Il lavoro direttamente con il disturbo alimentare prevede :
  • Si indaga quale è l’umore tipico e i cibi che caratterizzano l’alimentazione della persona
Si rilevano i pensieri disfunzionali alla base del disturbo (perfezionismo, scarso concetto di sé, rigidità di pensiero, bassa autostima, disgusto per il corpo).
  • Si rilevano le cognizioni negative, cioè quelle autovalutazioni negative sul sé che hanno queste persone, come ad esempio: non valgo niente, sono impotente, non ho il controllo, non mi merito di essere amata
  • Si rilevano le cognizioni positive che vorrebbero credere su di sé
  • Si effettua la desensibilizzazione (nel modo usuale dell’EMDR procedendo con la stimolazione bilaterale alternata)
  • Si installano risorse future
  • Si installano risorse di sviluppo extra per resistere alla compulsione verso il cibo
 
A chi rivolgersi
Combattere la tratta è possibile. In caso di necessità potete rivolgervi all’Associazione “Differenza Donna Onlus” con sede a Roma, che vi metterà in contatto con le strutture presenti su tutto il territorio italiano e con le quali collabora.
L’Associazione gestisce il Centro Antiviolenza del Comune di Roma, il Centro Antiviolenza della Provincia di Roma, il Centro Maree per donne in difficoltà e il Centro Perfetto Migliorbile per vittime di tratta (donne e minori).
I Centri offrono sia l’ospitalità (se necessaria) che orientamenti legali, consulenza psicologica e assistenza sociale e assistono le vittime in tutte le azioni che esse liberamente riterranno di intraprendere, garantendo costantemente l’anonimato della persona. I Centri mantengono costanti e funzionali rapporti con le strutture pubbliche cui compete l’assistenza, la prevenzione e la repressione dei reati, quali pronto soccorso ospedaliero, carabinieri, commissariati di pubblica sicurezza, consultori, servizi socio-sanitari, servizi pubblici di assistenza legale e alloggiativa e strutture scolastiche operanti nel territorio.
È importante precisare che i servizi offerti dall’Associazione e dai Centri sono completamente gratuiti, compresa l’assistenza legale.
Sempre a Roma nel mese di agosto 2005 sono state aperte due case per minori non accompagnati vittime di prostituzione forzata; anche in questo caso si consiglia di contattare l’Associazione “Differenza Donna”.
Entro la fine del 2005 sarà attivo in tutto il territorio nazionale “Emergenza Infanzia 114”, la linea telefonica gratuita da telefono fisso disponibile 24 ore su 24,attualmente attivain:
Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, LazioeSicilia.
È un servizio che risponde alle segnalazioni relative a situazioni di violenza su minori, che rendono necessario un intervento immediato attraverso il coinvolgimento di specifici servizi e istituzioni del territorio. Componendo il 114 risponde un operatore specializzato che accoglie la segnalazione, valuta l’emergenza e, a seconda del caso, attiva immediatamente l’agenzia del territorio di riferimento con cui concorda il percorso dell’intervento. Il modello di rete prevede la stretta collaborazione di tutte le agenzie locali coinvolte nella gestione dell’emergenza: forze dell’ordine e di pubblica sicurezza, soccorso sanitario, procure, servizi socio-sanitari della Asl o del Comune, enti locali, tribunali, centri di giustizia minorile, Protezione Civile e centri di accoglienza. Il servizio permette di segnalare anche contenuti illegali relativi a siti web, chat-line, newsgroup, quotidiani, riviste, radio e televisione che possano nuocere lo sviluppo psico-fisico o arrecare disagio ai minori; in questo caso la segnalazione può essere effettuata attraverso il sito www.114.it per essere poi inoltrata dall’operatore 114 alle autorità preposte.
Solo attraverso una reale attività funzionale di rete è possibile intervenire a tutela delle persone che subiscono violenza e rispondere in maniera efficace al problema. Il coordinamento, l’uniformità di intenti e la messa in campo di competenze differenti è l’unica strategia possibile per far fronte a uno dei flagelli criminali più gravi che possa colpire e che di fatto colpisce tutte le civiltà: la violenza contro donne e bambini.
Si riportano qui di seguito i numeri di telefono a cui è possibile rivolgersi:
 
  • Associazione “Differenza Donna Onlus”: Tel. 066780537
  • Centro Antiviolenza del Comune di Roma: Tel. 0623269049, attivo 24 h. su 24
  • Centro Antiviolenza della Provincia di Roma: Tel. 065811473 attivo 24 h. su 24
  • Centro Le Maree: Tel. 066535499 attivo 24 h. su 24
  • Centro Perfetto Migliorabile: numero riservato per motivi di sicurezza (rivolgersi all’ Associazione “Differenza Donna”).
  • Emergenza Infanzia: tel. 114
  • Telefono Azzurro: tel. 19696, Linea gratuita per bambini
                                   tel. 199151515, Linea istituzionale per adulti e adolescenti
 
 
Per saperne di più:
Gargano, O., 2003, La sindrome del Sultano: le prostitute nell’impero degli uomini, Differenza Donna, Roma.
Francesco Carchedi, F., Mottura, G., Pugliese, E., (A cura di),2003,Il lavoro servile e le nuove schiavitù, Franco Angeli
Degani, P., 2003, Traffico di persone, sfruttamento sessuale, diritti umani. Interpretazioni, monitoraggio e politiche di contrasto nell'azione della comunità internazionale, Associazione Diritti Umani, Sviluppo Umano, CLEUP Editore.
Associazione “On the Road” (A cura di), 2002, Prostituzione e tratta. Manuale di intervento sociale, Franco Angeli, Milano.
Associazione “On the Road” (A cura di), 2002, Articolo 18: tutela delle vittime del traffico di esseri umani e lotta alla criminalità (l’Italia e gli scenari europei), Rapporto di ricerca, Martinsicuro (TE).
Bernieri, C., 2002, Veneri di strada. Sessant’anni di prostituzione in Italia dalle voci protagoniste, Derive Approdi, Roma.
Neirotti, M., 2002, Anime schiave. Nel cerchio della prostituzione, Editori Riuniti, Roma.
Ambrosini M., 2002, Comprate e vendute. Una Ricerca su tratta e sfruttamento di donne straniere nel mercato della prostituzione, Franco Angeli, Milano.
Ciconte E., Romani P., 2002, Le nuove schiavitù. Il traffico degli esseri umani nell’Italia del XXI secolo , Editori Riuniti, Roma.
Manzini, P., 2002, Il Mercato delle donne. Prostituzione, tratta e sfruttamento, Donzelli, Roma.
Pisano, I., 2002, Io puttana, Tropea, Milano.
AA.VV., 2001, Da vittime a cittadine. Percorsi di uscita dalla prostituzione e buone pratiche di inserimento sociale e lavorativo, Ediesse, Roma.
Benzi, O., 2001, Prostitute. Vi passeranno davanti nel Regno dei Cieli, Mondadori, Milano.
Da Pra Pocchiesa, M., Grosso, L. (A cura di), 2001, Prostitute, prostituite, clienti. Che fare? Il Fenomeno della prostituzione e della tratta degli esseri umani,Edizioni Gruppo Abele, Torino.
Signorelli A., Treppete M., 2001, Servizi in vetrina. Manuale per gli interventi nel mondo della prostituzione migrante, Asterios, Trieste.
Carchedi F., Picciolini A., Mottura G., Campani G. (A cura di), 2000,
I Colori della notte. Migrazioni, sfruttamento sessuale, esperienze di intervento sociale,
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Kennedy I., Nicotri P. 1999, Lucciole nere. Le Prostitute nigeriane si raccontano, Kaos, Milano.
Spizzichino L. 2005: La prostituzione. Il fenomeno e l’intervento psicologico Carocci Faber Roma
Leonini L. (A cura di), 1999, Sesso in acquisto. Una Ricerca sui clienti della prostituzione, Unicopli, Milano.
Spiezia, F., Frezza, F., Pace, N.M., 2002, Il Traffico e lo sfruttamento di esseri umani.
Primo commento alla legge di modifica alla normativa in materia di immigrazione ed asilo
, Giuffrè, Milano.
Corso, C., Trifirò, A., 2003, …e siamo partite. Migrazione, tratta e prostituzione straniera in Italia, Giunti.
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Tortolici C.B. 2005: Violenza e dintorni. Armando Editore Roma
Puliatti M. Micucci M. Silipigni F.: Trauma e disturbi alimentari: strategie terapeutiche e prevenzione per gli operatori Ecomind Salerno 2007(in stampa)
Gonfalonieri E., Gennai M., Renaldini M.: Prostituzione e donne straniere vittime della tratta. Presentazione di studi qualitativi. Rivista Interdisciplinare Maltrattamento e abuso all’infanzia Vol.°6 n.1 aprile 2004 Franco Angeli Milano
Castorina M.G.: Donne “trafficate”. L’impegno di un centro donne antiviolenza contro la prostituzione e la tratta, nel setting della supervisione. Rivista Interdisciplinare Maltrattamento e abuso all’infanzia Vol.°8 n.1 marzo 2006 Franco Angeli Milano
 
www.ecomind.it “Donne vittime della tratta e prostituzione forzata”
www.eurones.net, “Smantellata una tratta di neonati tra la Bulgaria e la Francia”, 19/10/2005
www.lanuovaecologia.it, “Un milioni di schiavi moderni”, 18/10/2005
www.rainews24.it, “Rapporto ONU. Una donna su tre è vittima di violenza”, 12/10/2005
www.toscanatv.com, “La tratta umana, un affare redditizio anche in Italia”, 19/10/2005

Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 1998 - Supplemento Ordinario n. 139.


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